Ubicazione - Cronografia di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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Ubicazione

Il Paese
La Puglia, si sa, è la regione italiana più marittima della penisola. È perimetrata da circa 800 km. di coste e non vi sono località tra l'Adriatico e lo Ionio che distano più di 70 km. dal mare. Detta regione, che è la meno montuosa d'Italia, presenta tuttavia, 
oltre al massiccio del promontorio del Gargano, una ossatura collinare (Litologicamente costituita da calcari) che si sviluppa in direzione nord-ovest/sud-est in conformità alla dorsale appenninica ed alla intera penisola. La ossatura collinare indicata, costituisce il «rialto terrazzo chiuso» delle Murge che, con quote comprese tra 300 e 500 metri sul mare, si allunga per 150 km., è largo 50 e misura un'area di circa 7.500 kmq. Il nome di Murge o Murgie deriverebbe dal latino « Murex» (murice), toponomastico mediterraneo per indicare la superficie di una roccia dentata, tagliente, appuntita dall'erosione, che richiama l'aspetto del gasteropode marino, del genere Murice appunto [178].
È nella letteratura la divisione delle Murge: Murge nord-occidentali (le alte) e Murge sud-orientali (le basse), separate dall'insellatura di Gioia del Colle. Le prime scendono con dolce pendio variamente accidentato verso oriente ed assai ripidamente verso occidente (come per esempio da Minervino a Spinazzola), le seconde al contrario (le sud-orientali) si affacciano ripidamente verso l'Adriatico (come a Fasano), e più dolcemente verso lo Jonio. La diversa orogenesi delle due zolle murgiane ha determinato la formazione di due «conche»: quella di Bari e quella di Taranto.
Questa particolare situazione geo-morfologica si ripercuote, oltre che sulla viabilità, anche sullo sviluppo economico della Puglia murgiana divisa in due da questa « cerniera » naturale per cui i centri abitati delle Murge settentrionali fanno capo ai porti adriatici, mentre quelli delle Murge meridionali sono invitati verso il golfo di Taranto.

Nel cuore delle Murge sud-orientali sorge Alberobello (415 metri sul mare), chiamata verso il capoluogo pugliese (Bari) più dalla scorrevole viabilità e dalla importanza politico-economica che dalla minor distanza dalla provincia ionica (Taranto).
Alberobello è agevolmente raggiungibile da Bari (km. 56) o da Taranto (km. 45) percorrendo la statale n. 172 «dei trulli», oppure dal litorale adriatico (s.s. n. 16) a mez:zo della «panoramica» che la collega con Monopoli (km. 22).
Non la si nota che alle porte. Infatti non è come le vicine cittadine di Putignano, Locorotondo, Cisternino o Martina, «arroccata» su di una collinetta, ma adagiata su due dolci versanti pluviali aventi direzione est-ovest. Su quello esposto a sud si trova la parte nuova del paese
con il rione « Aia Piccola» mentre, sull'altro, si estende la « Zona Trulli », entrambe dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità. I due opposti versanti confluiscono nella «foggia , ora Largo Martellotta. La ubicazione e la esposizione della primitiva Alberobello fu probabilmente determinata da circostanze legate almeno ai seguenti moventi:
  • necessità di porsi in loco poco visibile (v. storia) da media distanza più che in zona di difficile accesso per difesa; le « specchie » (dal latino « specula ») costituivano certamente baluardi sparsi di salvaguardia allternativa;
  • opportunità meteorologiche; infatti nel quadro del clima mediterraneo, la zona è contrassegnata da estati calde e secche, contrapposte ad inverni freddi ed umidi; l'esposizione verso il nord della primitiva Aieberobello, ora «Zona Monti» -non perchè estesa a più colline ma per essere interessata da stradine che dalla «foggia» salgono verso la parte più alta del versante (con i nomi di via Monte Nero, via Monte S. Marco, via Monte S. Gabriele, via Monte S. Michele, via Monte Sabotino, via Monte Santo) -, trova giustificazione nel senso che mitiga la calura estiva e trova riparo dai venti sciroccali invernali;
  • convenienza per l'accesso alla «foggia », luogo di vitale importanza per l'approvvigionamento idrico; in tale vallecola, una volta più profonda, si attingeva acqua dalle fogge (ancora esistenti, ma interrate) idonee a ritenere, filtrare e decantare le acque di pioggia e di rapido scorrimento per il solco vallivo [179].
Il territorio di Alberobello è esiguo (ha. 4.031) e si estende entro due aree contigue, grosso modo rettangolari, raffiguranti nel complesso, una superficie irregolare ed avvicinabile a quella di un poligono concavo «soffocato» dai feudi di Martina, Locorotondo, Mottola, Noci, Castellana, Monopoli. Inoltre, entro lo stesso territorio sono comprese come « isole» ('enclave' dei francesi) due aree appartenenti amministrativamente al Comune di Castellana: una ad est di Monte del Sale (ettari 112,5) e l'altra a sud della Masseria Cavallerizza (ettari 3,94).
Morfologicamente considerato, il territorio è leggermente ondulato e rappresentato da modesti rilievi (compresi tra 270 e 500 metri sul mare), dolci colline rese tali dalla intensa degradazione meteorica che ha superficialmente modificato il primitivo assetto geologico. L'azione delle acque inoltre ha scavato, ricostruito, demolito (fisicamente e chimicamente) forme carsiche superficiali e profonde costituite da inghiottitoi, caverne, grotte appartenenti ad un mondo fantastico,  
certamente esistente ma, ahimè, non ancora scoperto in Alberobello. Dalla parola Kar di origine pre-indoeuropea, si fa derivare il termine carso con significato di pietra e, per traslato, di un territorio arido, brullo, petroso, privo di corsi d'acqua superficiali e ricco di cavità assorbenti.
Tale si mostra il nostro territorio. Le cause determinanti l'imponente fenomeno sono da attribuire alla natura del suolo calcareo reso solubile dalle acque carbonicate delle precipitazioni meteoriche, e alla comminuta fratturazione interstratale o dei giunti di stratificazione.
L'azione combinata (fisico-chimica) delle acque e la natura carsogena delle rocce calcaree, producono le varie forme superficiali e profonde caratteristiche del fenomeno carsico.
Le forme superficiali sono più facilmente osservabili e costituite da doline (funnait in vernacolo, quasi l'italiano fondale, in futuro, opportunamente adattate, potrebbero essere adibite ad accumulo e deposito di acqua), gravine (lehem dal latino lama = valletta, solco d'erosione), polje, inghiottitoi (chepvient = capivento).
A sud-est dell'abitato sono più frequenti le doline (ampie cavità assorbenti le acque meteoriche con al fondo resti del dilavamento). Tali forme possono essere distinte morfologicamente in doline a imbuto, scodella, piatto al cui fondo si trovano', non sempre osservabili, inghiottitoi e diaclesi.
A nord e a nord-ovest della cittadina, generalmente a quote inferiori alla prima zona, si mostrano vistose incisioni, forre, gravine allungate secondo le classiche direttrici murgiane o secondo quelle garganiche ricordate altrove. Il termine settentrionale del territorio è, per un certo tratto, segnato dall'imponente polje carsico che si configura con la depressione del Canale delle Pile o erroneamente di Pirro.
Le doline e le aree non ristrette delle profonde incisioni, rappresentano nel territorio aree morfologicamente separate, isolate, direi un « privacy» naturale, colturale, sociale. AI fondo di esse ristagnano le «terre rosse» (residuo del disfacimento dei calcari, contenenti ossidi ed idrossidi di ferro) che, con un buon apporto humico, costituiscono i terreni piu fertili del circondario.
La parte piu depressa ed isolata delle doline è spesso priva di vegetazione arborea a causa delle nebbie e gelate che si verificano nei periodi piu freddi. Lo stesso isolamento colturale evidenziato è funzione del proliferare di particolari condizioni climatiche locali, tanto che qui si parla, molto opportunamente, di microclima. Dal clima piu ampio e meno particolare delle singole aree si differenzia, poi, quello del Canale di Pirro la cui configurazione ed esposizione sono, geograficamente, tutte particolari.
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