Lo sviluppo del Paese - Cronografia di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

Patroni di Alberobello
Patroni di Alberobello
Centro Studi Internazionali Pierre Julien
titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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COMITATO FESTE PATRONALI ALBEROBELLO - SITO UFFICIALE
ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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Lo sviluppo del Paese

l centro abitato nasce sulla base di un compromesso tra coloni e feudatari. Il numero dei villici cresce per la facilità delle costruzioni, afferma il Gioia, e per le franchigie che da loro il conte. Agli inizi del XVII secolo si contano oltre 40 casedde di base tonda e terminanti a 
cono e altrettante famiglie. La Sylva Arboris belli dapprincipio si aggiunge al territorio di Noci che era la terra più vicina dominata dal conte stesso, della quale fanno parte anche gli abitanti di Alberobello. Dal 1609, con la separazione dei registri parrocchiali si distacca di fatto dalla dipendenza di Noci e, giacchè dal conte Giangirolamo II viene eretta nella selva una cappella in onore dei santi Medici Cosma e Damiano,
viene inviato il prete nocese Pietro De Leo per rimanervi fisso da cappellano e istruttore e tenere un libro separato per coloro che nascono ad Alberobello. La Selva, però continua ad essere considerata con disprezzo perché quella “radunanza di casine” veniva considerata rifugio di fuggitivi et inquisiti (ricercati dai creditori, inquisiti per delitti, ecc). A fine ‘700, salita la popolazione a 3000 abitanti prendono consistenza i primi nuclei di borghesia formata da massari, da alcuni liberi professionisti, artigiani e bassi prelati. Allo scontento contadino si aggiunge l’insoddisfazione del clero locale, che non accetta più di dipendere da quello di Noci, e specialmente la frustrazione dei borghesi che mal sopportano il monopolio dei conti sulla giustizia e sulla amministrazione cittadina; pesa inoltre, il divieto di ingrandire ed abbellire i trulli che diventano sempre più insoddisfacenti per le esigenze abitative dei civili, nonché la difficoltà ad aprire botteghe e a dotare l’abitato di servizi e strutture urbanistiche (palazzi pubblici, strade, ecc) adeguate alle esigenze di vita e di decoro della popolazione.

Nel 1797, approfittando della contingente disposizione antifeudale della monarchia borbonica e sull’onda delle idee rivoluzionarie provenienti d’oltralpe, un gruppo di sette alberobellesi (quattro sacerdoti, due medici e un artigiano) si reca in segreto dal re Ferdinando IV, in quel momento di passaggio a Taranto, per rivendicare il diritto alla libertà per una comunità da troppo tempo vessata. Il sovrano accoglie le loro richieste non già per accontentare i villici ma per punire l’operato dei conti e dei mancati versamenti fiscali e da Foggia emette, il 27 Maggio 1797 un decreto che nomina Alberobello città regia, con propria amministrazione civile e religiosa. Allo stesso tempo vengono abolite le più angariose prerogative del feudatario. Ciononostante resta ancora molto da fare per porre la popolazione alberobellese sulla strada di una reale emancipazione.

Gli Acquaviva rimangono ancora possessori di gran parte di un territorio che, oltretutto, per la sua natura boscosa e per la sua limitata estensione, resta inadeguato ai bisogni produttivi di una popolazione in continuo aumento. Il XIX secolo si sarebbe incaricato di risolvere tali problemi, da un lato sostituendo la proprietà feudale con quella borghese e contadina, dall’altro mettendo a disposizione degli alberobellesi quote crescenti di terra coltivabile.
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