La vigna e la pietra - Cronografia di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

Patroni di Alberobello
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Centro Studi Internazionali Pierre Julien
titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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La vigna e la pietra

er buona parte dell’800 la riduzione del bosco va a vantaggio dei seminativi, specialmente nelle aree più basse e piane del territorio agricolo. Nelle zone in pendio si è iniziato già da tempo ad impiantare i vigneti, ma il vero “boom” della vite si registra negli anni 
’70 e ’80 dell’Ottocento, quando la produzione vinicola italiana subentra a quella francese ridotta drasticamente dalla filossera. La trasformazione della terra incolta o dei seminativi poveri in vigneti avviene per lo più attraverso il contratto di enfiteusi. I contadini possono, così, dedicarsi ad un’opera di trasformazione agraria che in breve tempo rende il territorio alberobellese una fiorente serra di vigneti, frutteti ed orti. Il segreto di questa trasformazione risiede nell’associazione perfetta tra indefesso lavoro umano e sapiente utilizzazione delle risorse naturali. Di natura prevalentemente calcarea, i terreni di Alberobello, specie dopo il taglio del bosco, presentano tutti gli aspetti propri del carsismo: doline, grotte, voragini e pietrame sparso dovunque. Scarseggiando l’acqua, si è cercato di trarre profitto dalle stesse pietre, diventate potente strumento di trasformazione della natura e della produzione.
Con le pietre si sono costruiti, grazie alla abilissima mano dei “paretari” muri a secco, generalmente quelli utilizzati per i terrazzamenti e briglie create sui pendii dove poi sarebbe sorta la vigna [185]. Ma le pietre rientrano nel processo di “creazione” del suolo agricolo necessario all’impianto di vigneti. Tale processo avviene nel modo seguente: prima si scrosta la scarsa terra giacente sulla roccia e la si accumula in un angolo dell’appezzamento da trasformare; quindi si rompe la roccia sottostante per una profondità di 50-100 cm per poi fare, delle pietre di risulta, una triplice scelta. Quelle di maggior pregio vengono destinate ai trulli e ad altre costruzioni, quelle grossolane ai muri a secco, il pietrisco lo si sistema sul posto. La terra risultante dagli scavi viene accantonata assieme alla precedente, poi si trasporta la terra rossa dai depositi alluvionali e si procede alla sistemazione del terreno, creando una duplice lettiera drenante di pietrisco. Tale sistemazione garantisce il massimo rendimento: lo strato superiore offre alle radici della vite, non molto profonde, il miglior ambiente chimico, quello inferiore ha la funzione di immagazzinare l’acqua piovana.
Così, da questi terreni, si riesce a ricavare anche 100-150 q di uva per ettaro: perlopiù vitigni verdeca e bianco d’Alessano. Questo lento ma costante lavoro modifica profondamente il paesaggio rurale.

Cresce così l’insediamento sparso e il trullo si diffonde nelle campagne, mentre in città i regolamenti edilizi ed igienici ne interrompono la costruzione. Nell’Ottocento dunque, c’è una nuova affermazione della pietra e del trullo, espressione non più di una comunità contadina povera e isolata, ma di un fervore produttivo e di una mobilità sociale che cambiano il volto del territorio e della società alberobellese, pur utilizzando in continuità elementi significativi della natura e della cultura locale.
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