Giacomo Giové (Monopoli, 15 mar 1826 - Monopoli, 3 nov 1884) - Cronografia di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

Patroni di Alberobello
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titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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Giacomo Giové (Monopoli, 15 mar 1826 - Monopoli, 3 nov 1884)

CRONOGRAFIA > Personaggi
di Angelo Martellotta

egli anni turbinosi di transizione dal regime borbonico a quello dell'Unità nazionale, Alberobello, a partire dal 1° agosto 1860 e per sette anni, ha Giacomo Giovè come suo primo sindaco eletto a suffragio popolare. Giacomo Giovè nasce a Monopoli il 15 marzo 1826. All'età di trent'anni, per coltivare l'arte medica, si trasferisce tra il nostro popolo (alberobellese), flagellato dai mali del tempo. Vi rimane amato e riverito per ventisette anni. Mons. Domenico Morea nel 1884, anno della perdita, lo ricorda come medico di valore, onesto cittadino, uomo elevato per inggno e cultura, ameno nel conversare, benefico per la indigenza, saldo nelle amicizie, credente alla maniera dei veri cattolici e soprattutto gioviale. E' attraverso questi sinceri elogi, riportati a pieno titolo, che la figura del Giovè si staglia nel firmamento alberobellese, tra gli uomini che del coraggio avevan fatto la prima ragione d'essere nei momenti più convulsi della nostra giovane storia. a partire dal 1° agosto 1860 e per sette anni, ha Giacomo Giovè come suo primo sindaco eletto a suffragio popolare. Giovè nel periodo vorticoso di rappresaglie politiche tra Borboni e liberali usa cautela e buon senso; la sua opera culmina nel periodo torbido del brigantaggio e proprio per la repressione di questo aberrante fenomeno politico-sociale si segnala il suo impegno civile. La profonda magnanimità, però, lo tradisce al punto tale da essere sospettato di favoreggiamento nei confronte di un brigante (Giorgio Palmisani). Le calunni dei tristi delatori (Don Francesco Gigante) si fanno pesanti ed al sindaco, che ha appena 38 anni, viene consigliato di allontanarsi; l'esilio volontario dura poco più di quattro mesi (da settembre a dicembre 1863); il 2 gennaio 1864 è accolto con tripudio dal suo popolo che l'ama ancora, perchè estraneo all'evasione (fuga del brigante Palmisani).

Il periodo del suo sindacato dura fino al 30 maggio 1867, un settenato di provvida amministrazione. La formazione umanistica e culturale gli deriva dagli studi, prima nel seminario di Monopoli, ove ha come precettori il Palasciano, lo Zaccaria, il Dragone, il Musaio, lo Stanisci e altri memorabili maestri e, poi, presso l'Università partenopea. Egli con acume e diligenza si fa innanzi a tutti nello studio delle lingue:l'Italiano,il Latino,il Greco e il francese e,per diletto,ne gusta le bellezze,in particolare del Latino ed in questa lingua scrive diverse poesie,reputate dai docenti belle per l'aura catulliana ed oraziana che in esse vi aleggia. L'erudizione di Giacomo è vasta e lo studio per lui no è mai uno sterile esercizio della mente, anzi vana era per lui ogni idea o pensiero che non fosse rivolto all'azione della vita. E' avido di filosofia e di scienza e lo Stanisci gli fa amare anche il Galluppi e poi le dottrine di Gioberti e del Rosmini e divora i loro volumi. Nel Gioberti non vede solo il filosofo, ma il sacerdote ed il cittadino che concilia il patriottismo con la Fede, lo statista che con la filosofia vuiole rigenerare la patria.

E in Napoli, in quella Università che primeggia sulle altre d'Italia, Giacomo attende agli studi e per la svelatezza d'ingegno, per l'acume di mente, per lo spirito d'osservazione e di analisi, per la diligenza e la solerzia, va avanti a tutti quelli del suo tempo e merita la stima dei condiscepoli ed il plauso dei professori [...]...consegue due lauree:una in Medicina e l'altra in Belle Lettere e Filosofia. In paese il Giovè acquista tanta fiducia da divenire il medico del piccolo centro; questa la sua regola di condotta: quando il medico è entrato in una famiglia, egli diventa parte di quella, e qualunque accenno all'interesse lo deturpa e lo degrada e, puntualmente, accada che nel momento del compenso agli arrosisca e con molto imbarazzo rifiuti e dica poi, poi, e e muta discorso e s'affretta ad andar via. Aduso agli studi, egli innalza la istruzione ed educazione del suo popolo; fonda una scuola rurale ed una domenicale e vi assiste quasi sempre perchè la sua presenza sia di impulso e di conforto. Non conosce nelle decisioni mezze misure, è sempre disposto a lasciare il proprio ufficio anzichè compromettere la giustizia e la libertà. In quegli anni, grazie alla sua oculatezza, ottiene il pareggio del bilancio comunale; non manca di spendere per tutto ciò che ritiene utile al piccolo paese, in particolare non bada a spese nella lotta al brigantaggio; è infatti il primo a brandire le armi e ad uscire in perlustrazioni con la Guardia Nazionale. Con avveduta economia al successore lascia diverse migliaia di lire. Il grande patrimonio boschivo del comune viene lentamente trasformato per triplicare le rendite al fine di migliorare i pubblici servizi. I lavori per edificare il municipio procedono a ritmo serrato sotto la guida del progettista e mastro costruttore Tommaso Curri, esso viene inaugurato nel 1863. All'età di 57 anni, il venerato sindaco, afflitto da male epatico, ritorna alla sua Monopoli; muore il 3 novembre 1884.

Il 3 novembre 1884 nelle due città care e tanto amate corre mesta la notizia della sua morte improvvisa. Monopoli e Alberobello gli tributano solenni esequie. Nel 1921, su proposta del benemerito studioso Giovanni Girolamo, l'Amministrazione, retta da Pietro Campione, all'illustre medico-chirurgo intitola una strada nella nostra città. Nel 50° anniversario della morte un'epigrafe marmorea dettata dal Sac. don Giuseppe Caramia, giurista e giudice conciliatore, è murata nell'atrio del Municipio di Alberobello.

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