Antonio Curri (1848-1916) - Cronografia di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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Antonio Curri (1848-1916)

Antonio Curri nacque ad Alberobello il 9 ottobre 1848
di Vincenzo Veneziano

l nome di Antonio Curri è legato indissolubilmente al culto dei santi Cosma e Damiano che si venerano in 
Alberobello, come quello dei più grandi artisti del Rinascimento italiano lo è ai grandi templi della cristianità. C'è però una particolarità che fa dell'architetto Antonio Curri e del Santuario dei Santi Medici da lui progettato qualcosa che va al di là del puro rapporto tra artista e opera d'arte: è che la piccola comunità alberobellese dagli inizi del 1800 consegnò al mondo dell'arte un genio naturale dell'architettura e che, per opera sua, si arricchì di un monumento che sarà per sempre parte integrante del proprio patrimonio artistico, paesaggistico e culturale. Antonio Curri nacque ad Alberobello il 9 ottobre 1848 da Tommaso, un capomastro di talento, e da Porzia Greco, primo di due figli. Di lui si sa che aveva un temperamento, per così dire, vivace.
Prima chierichetto alla scuola del nostro grande Domenico Morea, costretto a dichiarare ai genitori di Antonio che il ragazzo non era fatto per quella vita; poi scolaretto non proprio modello, se dopo qualche tempo dovette abbandonare anche i banchi di scuola. E allora non rimaneva che il cantiere del padre Tommaso per dare sfogo alla sua creatività e già verso i dodici anni - siamo nel 1860 - emergevano le prime attitudini artistiche del giovane Antonio. La tradizione vuole che fu tanta l'ammirazione suscitata dagli affreschi dipinti a tredici anni sulle volte della sede della Guardia Nazionale che il padre - controvoglia - lo affidò alle cure del maestro pittore della vicina Martina Franca. A dorso di mulo, due volte alla settimana, Antonio Curri intravedeva già la sua stella di artista; ma un'altra passione lo travolse. Furono le armate di Giuseppe Garibaldi che risalivano la penisola e che in quel periodo erano di stanza ad Altamura. Avrà avuto quindici anni quando, nella costernazione della sua famiglia, lasciò tutto per seguire il sogno dell'eroe dei Due Mondi fino a Napoli, dove assaporò il fascino della capitale del Regno, molto più eccitante e frizzante della pur salubre aria di Alberobello. Lincantesimo durò poco e, costretto dagli eventi a far ritorno a casa, Antonio Curri dovette davvero ringraziare la sua stella se poco dopo, di passaggio per Alberobello, un tale Vincenzo Lauro di Fasano, ma residente a Napoli, ebbe modo di apprezzare il suo talento e convincere definitivamente il padre Tommaso a condurlo con sé a Napoli alla scuola dell'ingegner Oscar Capocci di Santa Maria Capua Vetere, docente all'Università di Napoli nonché garibaldino anche lui.

Frequentò con grande profitto e ottimi risultati la scuola di architettura del Regio Istituto di Belle Arti di Napoli, ma dopo quattro anni di studio e lavoro tra non pochi sacrifici fu costretto - suo malgrado - a tornare ad Alberobello. Nel 1867 ad attenderlo c'era il primo incarico professionale, affidatogli dal sindaco del tempo Ernesto Acquaviva: tracciare l'allineamento del Corso Nazionale di Alberobello.

Due anni dopo era nuovamente a Napoli, richiamato dal suo maestro Capocci, grazie al quale si introdusse alla scuola di grandi artisti del tempo come l'illustre Enrico Alvina e Filippo Palizzi per poi iniziare una vera e propria attività artistica.

Dopo il suo primo progetto della cupola della chiesa di San Domenico a Napoli, Antonio Curri si cimentò nel progetto della culla che il Municipio di Napoli donò al Principe ereditario Vittorio Emanuele. Seguirono i progetti della galleria Umberto I, poi quelli della nuova facciata del teatro San Carlo, sempre a Napoli, e della nuova aula di Montecitorio a Roma. Dipinse quadri e acquerelli, alcuni dei quali si sanno acquistati a Parigi dall'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, e si conquistò il titolo di maestro dei maestri nell'arte e nella decorazione: il Caffè Gambrinus a Napoli merita di essere visitato anche solo per questo. Risale a questo periodo l'entrata di Antonio Curri nella cerchia ristretta dei più famosi artisti partenopei, tra i quali il nostro concittadino spiccava per talento e personalità esuberante.

Molte altre e di grande pregio furono le opere progettate anche se non tutte videro la luce. Tra quelle eseguite spiccano il Palazzo Municipale e l'edificio scolastico di Sarno (inizialmente destinato ad essere realizzato ad Alberobello), il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere e diversi altri monumenti funerari realizzati nei cimiteri di Napoli, Poggioreale e Sarno.

Ottenne la nomina a professore "pareggiato" di disegno architettonico alla Regia Università di Napoli.

Un capitolo a parte poi merita la storia dei suoi rapporti professionali con la città natia. Molto è stato scritto soprattutto ad opera di Angelo Martellotta a proposito del IV ampliamento del Santuario dei Santi Medici, quello avviato dal Sindaco Nicola Agrusti nel 1881. Tra le pieghe della storia conosciuta si può ragionevolmente affermare che Antonio Curri - al di là del suo indubbio talento - rimase prigioniero nella sua Alberobello delle lotte tra le famiglie politiche del tempo, gli Agrusti contro i Turi. L architetto - ormai era chiamato solo così - era buon amico degli Agrusti da lunga data: a lui sono riconducibili ad esempio le decorazioni che affrescano le volte dell'ex palazzo Agrusti sul Corso del paese. Quando nel novembre 1881 il Consiglio Comunale, dopo aspre polemiche, approvò il progetto per il completo rifacimento della facciata esterna della chiesa, rispetto al partito dei Turi che ne avrebbe preferito soltanto decorare e ampliare gli interni, qualcuno ad Alberobello non fu entusiasta di questo altro successo del Curri. Nel novembre del 1882 ebbero inizio i lavori che portarono nel 1885 all'aspetto attuale della Basilica, un'opera di ottimo gusto neoclassico anche se, nel contrasto con la povera architettura dei trulli che la circondano, sembra portare in sé molto di più - e di più complesso - che un puro intento di glorificazione dei santi che vi si venerano. La stessa Amministrazione Agrusti affidò al Curri il progetto del Cimitero Monumentale e quello del Piano Regolatore del paese, opere per la cui realizzazione furono sfondati i budget previsti, tanto che i Turi, una volta al governo della città, criticarono ufficialmente la costosa politica architettonica degli Agrusti con parole amare all'orecchio dell'architetto: « .... E quali opere d'arte e profittevoli si ebbe il Comune? Un aspetto senza interno edifizio, un Camposanto solamente iniziato.» (seduta del Consiglio Comunale del 28 luglio 1892 presieduta dal nuovo sindaco Angelo Turi).

Ad Alberobello di Antonio Curri rimangono la sua abitazione estiva, la casina Curri, da molti conosciuta come "l'archetètte", il cimitero monumentale, l'ex palazzo Perta sul Corso e l'edificio scolastico "D. Morea". Il suo cuore ammalato si fermò la notte del 16 novembre 1916. La mattina successiva Vittorio Spinazzola scrive sul quotidiano della città "Il Mattino": «Si è spento, questa notte, nella sua dimora, diventata da alcun tempo triste e solitaria, Antonio Curri. Si è spento immaturamente, tra le sofferenze grandi e terribili, dopo una lunga e penosa malattia, in una nobile povertà senza lamenti e senza sdegni, serena, elevata, grande come la sua anima e come la sua arte». Di lui scrisse Gabriele D'Annunzio: «Il Curri: un architetto che più volte ha dimostrato il suo fine senso di arte, la purità dell'antica bellezza». Alberobello lo ricorda grazie ad una lapide commemorativa (con epigrafe del noto poeta napoletano Salvatore di Giacomo) in Piazza del Popolo, angolo Piazza XXVII Maggio, casa in cui nacque. Vi fu apposta il 21 aprile 1927 per iniziativa del prof. Giuseppe Notarnicola quale presidente di un comitato che in seno all'associazione Pro Loco del tempo fu costituito allo scopo di commemorare il decimo anniversario della morte dell'architetto.

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