Cosimo Bertacchi (Condove 1854 - Condove 1945) - Cronografia di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

sito ufficiale
ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
Vai ai contenuti

Cosimo Bertacchi (Condove 1854 - Condove 1945)

geografo
l geografo Bertacchi, figlio di un ufficiale di cavalleria istruttore d'ippica, 'visitò Alberobello per la prima volta il 7 aprile 1885, dietro invito ed in compagnia dello storico ed 
educatore alberobellese Mons. Domenico Morea, il quale, essendo Rettore del Ginnasio Liceo Vescovile di Conversano, lo aveva assunto, nel 1883, come docente di Scienze Naturali in quel Liceo. Il professor Bertacchi, signore nel fare e nel parlare, di viso aperto, simpatico, con baffi e pizzo castani, era ag'li esordi della sua carriera, iniziata un anno prima come insegnante di Geografia nell' Istituto Tecnico di Bari, e da qui recavasi a Conversano in determinati giorni della settimana. Due anni scolastici durò il suo incarico in Conversano, cioè, il 1883-'84 e il 1884-85, poi fu trasferito all' Istituto Tecnico di Cuneo e, in seguito, a Roma. Ritornò in Puglia per diporto, nel 1892, poi, nel 1898, come R. Commissario per gli esami di Licenza Liceale a Conversano e, a Bitonto, nel 1899 e 1902. L'impressione che egli riportò di Alberobello per l'amenità del suo 
paesaggio, l'originalità dei suoi trulli, la pulizia dell'ambiente, la cortesia ed ospitalità degli abitanti, le circostanze storiche del suo riscatto dal feudalismo, che la resero il comune libero più giovane d'Italia, fu si grande da indurlo a scrivere, nel 1885, una prima relazione su questo paese, pubblicata in un periodico di Torino; poi, nel 1890, nel volume su «La Regione Pugliese, della collezione «Italia » della U. T. E. T.; e successivamente, 1894, uno studio più ampio su « La Rassegna Pugliese , il di cui estratto fu pubblicato, (nel 1897), in opuscolo dal fortunato titolo: Una Città Singolare: Alberobello. Fu questa appassionata ed attraente monografia una grande divulgatrice di Alberobello che, d'allora in poi, fu chiamata per antonomasia la Città Singolare.

Ben indovinato fu quindi l'invito del Rettore Morea al Geografo Bertacchi nel fargli conoscere Alberobello, essendo il Bertacchi scienziato, poeta, scrittore, e, pertanto, ne avrebbe potuto essere un valido e autorevole araldo. Egli infatti non dimentico mai, nella sua lunga vita, la Puglia ... e la nutrita sehiera di amici pugliesi, alle une e agli altri rese omaggio con sonetti sentiti, spontanei e belli, dai titoli: Peucezia, Daunia, Japigia, Alberobello, Altamura, Taranto, Mons. Morea e altri.

Con quell'amore per i cari luoghi pugliesi, col quale aveva iniziata la sua carriera professionale, con lo stesso egli volle ehiuderla, tornando in Puglia nel 1924 e percorrendola in lungo e in largo onde preparare la nuova edizione del volume della U.T.E.T. sulla Puglia. E rivide, il primo maggio di quell'anno, entusiasticamente accoltovi, la sua Città Singolare, che già, l'undici febbraio antecedente, gli aveva conferito, per unanime volontà del popolo e delle Autorità, la cittadinanza onoraria ed aveva inoltre apposto il suo nome ad una delle sue vie.

Il curriculum della vita scolastica del Bertacchi si svolse poi da Roma a Messina, dove passò nell' insegnamento universitario e vi continuò in Palermo, Bologna, Torino, nella quale ultima insegnò per 11 anni e vi fu giubilato nel 1924.

Patriota fervente, egli fu costante apostolo della Geografia Coloniale e infaticabile organizzatore dei Congressi Geografici indetti dalla Reale Società Geografica Italiana. Scrittore di sorprendente operosità, pubblicò articoli vari, memorie e note geografiche di speciale interesse, opere scientifiche di considerevole mole, quali: Geografi ed Esploratori Italiani Contemporanei, Viaggi di Ed. Foà nella Birmania, Stati dell'Asia Orientale, ecc.; e spesso liriche descrittive o ispirate ad argomenti scientifici; quale: La trilogia dell'atomo. Lungo sarebbe l'elenco completo delle sue opere, che tralasciamo per amore di brevità e per non esorbitare dal nostro particolare interesse pugliese.

Visse 91 anni e, quasi cieco, ma con lucida intelligenza, dettava pur cosi vecchio alla figlia adottiva Amalia, appunti geografici e splendidi versi. Nell'aprile 1945, carico di anni e di onori, chiuse la sua laboriosissima giornata nel villaggio di Giaveno, dove si era rifugiato quale sfollato di guerra da Torino e da Condove. 
Torna ai contenuti