Isabella Filomarino - Cronografia di Alberobello - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

Patroni di Alberobello
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Centro Studi Internazionali Pierre Julien
titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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Isabella Filomarino

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sabella, nipote del cardinale di Napoli e proveniente da una delle più prestigiose famiglie napoletane, nacque a Napoli nel 1600 e restò l’unica figlia in vita della coppia Tommaso Filomarino-Beatrice de Guevara. L’unione matrimoniale con il conte di Conversano, Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, avvenne il 4 aprile del 1622. In quest’occasione Isabella acquisì il titolo di contessa di Conversano. La contessa fu donna capace di governare sapientemente non solo la famiglia, ma anche il complesso feudale degli Acquaviva di Conversano, supplendo il coniuge (ricordato spesso nella storiografia con l’appellativo di “Guercio” il termine deriva da un difetto fisico, cioè un “occhio strambo”) durante le ripetute assenze. La contessa dovette sfoderare le sue migliori capacità gestionali e politiche per tener testa non solo alle richieste dei vassalli, ma anche per far fronte alle continue accuse che la Spagna e gli stessi suoi parenti muovevano nei confronti suoi e dei suoi turbolenti rampolli delle cui imprese ci restano numerosi resoconti. Contemporaneo della contessa, Francesco Capecelatro parlò di lei come una donna «imperiosa e sanguinaria non meno del conte suo marito». Su questa linea prosegue, circa due secoli dopo, Pietro Gioia che, rifacendosi probabilmente all’opera del Capecelatro, parla della contessa come di una «donna di indole truce ed altera», presentandola con l’appellativo di Aspide di Puglia. La sua vita fu segnata da una serie di pesanti lutti tra il 1647 e il 1665: nel 1647 morì il figlio Giulio, nel 1664 Tommaso, mentre nel 1665 mancarono il primogenito Cosimo (o Cosmo) e il coniuge Giangirolamo II, deceduto durante il viaggio di ritorno dalla capitale spagnola.


Le sofferenze che ella dovette affrontare furono lunghe e gravose, ed è su questa linea che si mosse Paolo Antonio di Tarsia nel presentarla, dedicando a lei e al suo casato un intero capitolo nel Memoriale. In esso si fa riferimento al coraggio virile, e somma prudenza della contessa di Conversano, Donna Isabella Filomarino, che servì a V. Maestà, in occasione delle rivoluzioni del Regno di Napoli.

A Conversano la Contessa Isabella Filomarino agli inizi del 1600 aveva fatto costruire nel Casalnuovo un Conservatorio retto dall'ordine delle religiose Domenicane presso la Chiesa di S. Leonardo.
In seguito alla pesta che colpì la cittadina nel 1690-92 il Conservatorio fu trasferito nel Complesso di S. Giuseppe le cui origini risalgono appunto alla Seconda metà del 1600. La struttura assunse la denominazione di Conservatorio di S. Giuseppe con attigua cappella poi trasformata in chiesa.
Per tutto il '700 il Conservatorio di San Giuseppe retto dalle monache Domenicane mantenne in piedi la sua attività rivolta alla giovani donne della nobiltà e della borghesia locale.
Le fortune del Conservatorio decaddero agli inizi dell'800 quando Gioacchino Murat decretò la soppressione dell'ordine religioso Domenicano; la struttura di S. Giuseppe da quel momento fu annoverata tra gli stabili di proprietà laicale-comunale; in ogni caso il Complesso si trasformò in orfanotrofio femminile e proseguì la sua attività fino agli inizi del '900. Negli anni successivi fu adibito a scuola materna e a scuola di avviamento commerciale.

Agli inizi degli anni novanta la struttura fu ristrutturata e attualmente ospita il Polo Bibliotecario, l'affresco esistente sulla prima rampa di scale risale al 1886. Un angelo e S. Giuseppe sono affrescati nella sala prestiti, mentre nella stanza a destra del corridoio che porta in biblioteca troviamo una affrescata con decorazioni policrome a motivi geometrici, floreali e San Domenico. Ad eccezione del Crocifisso gli affreschi sono a tempera magro, mentre il Crocifisso è a tempera grassa.

La Biblioteca fu istituita intorno al 1960 della professoressa e Sindaco Maria Marangelli e dall'avvocato Alberto Giannetta. In una prima fase è stata collocata nel Castello (dove adesso è situata la Pinacoteca) e dagli inizi degli anni '90 è stata sistemata nell'ex Monastero settecentesco di San Giuseppe.

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